15.02.2014

CRISI IN VAL DI SUSA: PERSI 1200 POSTI DI LAVORO

Nel salone della biblioteca di Condove, venerdì 14 febbraio, si è svolta un’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori delle imprese metalmeccaniche in crisi della Valle di Susa. Hanno partecipato oltre 200 lavoratori e erano anche presenti esponenti delle istituzioni come l'assessore al Lavoro della Provincia di Torino Carlo Chiama, il presidente della Comunità montana Sandro Plano, e il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Davide Bono, oltre a numerosi sindaci della zona. Il deputato di Sel Giorgio Airaudo, impegnato in Parlamento, ha mandato un messaggio che è stato letto durante l'assemblea.

Nel corso del pomeriggio, sono intervenuti numerosi lavori e sono stati presentati i dati relativi alla situazione di crisi in Val di Susa: sulle 53 aziende censite, dal 2008 al 2013 si sono persi 1.200 posti di lavoro, passati da 5343 unità a 4126 (scarica i dati completi ). Sono state poi presentate cinque proposte per fronteggiare la crisi: un tavolo permanente in Regione Piemonte per seguire con un’unica regia le diverse crisi aziendali; la cancellazione della riforma degli ammortizzatori sociali; rifinanziare e rendere più appetibile per le imprese il ricorso ai contratti di solidarietà; aumentare il rifinanziamento della cassa in deroga; sostegni concreti alle imprese virtuose che continuano a voler investire e produrre in valle. In conclusione, è stato deciso di organizzare in primavera una grande mobilitazione di tutte le aziende in crisi della Valle di Susa.

Edi Lazzi, responsabile della lega di Collegno della Fiom-Cgil, dichiara: «È stata un'assemblea molto partecipata e i lavoratori hanno particolarmente apprezzato l'intento di tenere insieme e affrontare in modo organico le diverse crisi».

Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, dichiara: «In Val di Susa si tocca con mano che di fronte ad una crisi che continua, un vero e proprio bollettino di guerra, occorre cambiare le priorità nell'uso delle risorse: la prima necessità è rafforzare gli ammortizzatori sociali per difendere il reddito dei lavoratori, evitare i licenziamenti e riprendere una politica industriale in assenza della quale le fabbriche continueranno a chiudere. La Tav si conferma davvero un'opera tanto inutile quanto costosa che sarebbe saggio avere il coraggio di mettere in discussione. Tanto più che le tanto sbandierate compensazioni ad oggi sono null'altro che un'araba fenice».

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