05.12.2008

ASSEMBLEA RLS - Costituirsi parte civile

Antonio Schiavone. Roberto Scola. Angelo Laurino. Bruno Santino. Rocco Marzo. Giuseppe Demasi. Rosario Rodinò. Sono questi i nomi dei 7 lavoratori della ThyssenKrupp di Torino deceduti a causa delle ustioni mortali subite nel corso dell’incendio scoppiato, all’interno dello stabilimento, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007.

“Vogliamo ricordare i morti della Thyssen con una scelta precisa: quella di accompagnare il ricordo e il dolore con l’impegno e l’iniziativa. Per questo abbiamo voluto convocare qui gli Rls della Fiom e, in particolare, i rappresentanti delle aziende ove in quest’ultimo anno, dopo la Thyssen, altri lavoratori sono morti. Perché la realtà è che se la Thyssen è stata una tragedia da cui possono uscire degli insegnamenti e delle misure che finalmente fermino la strage di lavoratori, è anche vero che questa strage continua.” Lo ha detto Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom e responsabile per la Salute ambiente e sicurezza, nella relazione introduttiva all’Assemblea nazionale straordinaria dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza organizzata dalla Fiom e in corso a Torino, presso la Camera del Lavoro Cgil sita al numero 5 di via Pedrotti.

Nel corso del 2008, secondo i dati rilevati dalla Fiom, sono già 80 i lavoratori metalmeccanici periti a causa di incidenti avvenuti nelle imprese del settore. Dopo aver ricordato che la Fiom sostiene la campagna lanciata dalla associazione Articolo 21 che propone di non usare più per le morti sul lavoro il termine “morti bianche”, Cremaschi ha affermato che “le morti sul lavoro sono sempre omicidi”.

“Ci sono pratiche aziendali gravi – ha affermato Cremaschi – che mettono la vita dei lavoratori in costante pericolo. E queste, se provate, vanno punite come reati gravissimi. Noi crediamo nella funzione preventiva del rigore della legge, anche perché sappiamo perfettamente che, al contrario, l’impunità diffusa è un modo per incentivare il non rispetto delle norme. Per questo consideriamo gravissimo che la Confindustria prema su un Governo compiacente per rimettere in discussione il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, la legge 81, con ben 46 richieste di modifica che, se attuate, lo renderebbero carta straccia. Il Governo a sua volta sta boicottando la Legge, non emanando le circolari applicative necessarie e sollecitando tutti gli ostacoli alla sua applicazione, indebolendo ancor di più le attività ispettive.”

“Il titolo del nostro incontro, La Fiom parte civile – ha sottolineato Cremaschi – vuol dire che sicuramente è indispensabile agire con la prevenzione, la contrattazione, il confronto ma che quando avvengono gli omicidi, quando la vita viene cancellata nell’organizzazione del lavoro, la contrattazione, la prevenzione, il confronto non sono stati messi in condizione di agire. Ed è per questo che il sindacato deve costituirsi parte civile, perché in questo modo chiediamo il riconoscimento del danno profondo, quello di non aver potuto esercitare fino in fondo il nostro ruolo, la nostra funzione a difesa della salute di chi lavora.”

“Per queste ragioni – ha scandito Cremaschi – la Fiom ha deciso di coordinare, in tutto il territorio nazionale, la propria costituzione come parte civile, ovunque vi siano stati morti sul lavoro, in tutti i procedimenti penali, sia in quelli aperti, sia in quelli che devono essere ancora avviati.”

“Esiste un documento inviato all’attuale Governo di centrodestra da tutte le Associazioni patronali in cui vengono proposte modifiche al Testo Unico sulla salute e sicurezza approvato alla fine della scorsa legislatura su iniziativa del Governo Prodi. Modifiche che se attuate porterebbero a un totale stravolgimento del Testo Unico stesso.” Lo ha detto Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom-Cgil, nel corso del’intervento con cui ha concluso l’Assemblea nazionale straordinaria dei Responsabili dei lavoratori per la sicurezza svoltosi oggi alla Camera del lavoro di Torino.

“Trovo incredibile - ha proseguito Rinaldini - che proprio adesso che l’opinione pubblica è più sensibile alle tragedie che si verificano nei luoghi di lavoro, ci sia chi si propone non di far migliorare la situazione, ma di farla arretrare, eliminando gli aspetti più avanzati della nostra legislazione in merito ai problemi di salute e sicurezza sul lavoro.”

“Per parte nostra - ha spiegato Rinaldini - intendiamo portare avanti la nostra azione in difesa della salute e della vita dei lavoratori su diversi piani. In primo luogo sul piano sindacale, perché sappiamo che i risultati migliori sono stati ottenuti, su questo terreno, quando i temi dell’infortunistica e della nocività sono stati posti al centro della attività di contrattazione, a partire dai singoli luoghi di lavoro.”

“In secondo luogo - ha proseguito Rinaldini - c’è l’azione che portiamo avanti sul piano legale. Per prendere la decisione politica di costituirci come parte civile nei processi relativi agli infortuni mortali, non abbiamo atteso la tragedia della ThyssenKrupp di Torino: lo avevamo già fatto in sede congressuale. Oggi ribadiamo questa decisione con forza e dichiariamo che lavoreremo per portarlo avanti su tutto il territorio nazionale con determinazione e continuità. A questo proposito, dichiariamo anche che sosteniamo la proposta formulata dal procuratore della Repubblica di Torino, Raffaele Guariniello, di creare una Procura nazionale dedicata agli infortuni sul lavoro, ideata sul modello della Procura antimafia.”

“In terzo luogo - ha detto ancora Rinaldini - crediamo che, sul piano della politica industriale, la drammatica crisi oggi attraversata da tutti i settori manifatturieri, nell’ambito di una più generale crisi economica, possa e debba essere utilizzata per realizzare delle importanti e consistenti migliorie degli impianti, volte a ridurne la rischiosità e la nocività, a partire - così come abbiamo detto la settimana scorsa nel convegno sull’Ilva di Taranto - dalle emissioni inquinanti.”

“Non ci sfugge - ha concluso Rinaldini - che questo nostro programma di lavoro si pone in totale controtendenza rispetto a quanto sta oggi accadendo nel nostro Paese. L’accordo separato sul sistema contrattuale, siglato stanotte da Cisl e Uil mostra fino a dove sia giunta quell’azione, che è in corso su vari piani, e che punta a ridurre lo spazio dell’attività di contrattazione e, quindi anche, a ridurre il potere contrattuale dei sindacati. Potere che, come già detto, rimane lo strumento fondamentale per la difesa della salute e della vita dei lavoratori.”

Di Fronte ai 200 Rls giunti da tutta Italia, che affollavano il salone “Pia Lai” al piano terreno della Camera di lavoro di Torino, hanno preso la parola, tra gli altri, numerosi legali che hanno portato avanti la costituzione di parte civile della Fiom in diversi processi. Dalla presidenza, è stato anche letto un messaggio indirizzato all’assemblea dal professor Carlo Smuraglia, noto esperto di diritto del lavoro. Nel corso della giornata hanno preso la parola anche numerosi Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza provenienti da importanti realtà industriali, quali la Fincantieri di Monfalcone (Gorizia) e la Severstal di Piombino (Livorno), o, al contrario, dai piccoli cantieri sparsi in tutta Italia dalle aziende delle installazioni telefoniche come la Sirti. Con particolare attenzione, tutta l’assemblea ha seguito l’intervento della vedova di un lavoratore del

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